Questo l'articolo pubblicato su Metropoli (allegato di Repubblica) il giorno 2 Aprile 2006
L'articolo su Metropoli di Repubblica del 2 Aprile 2006 - la battaglia delle coppie miste
La rosa rossa di Alessandro contro i confini di Schengen

Partirà a maggio da Roma, piazza del Popolo, a bordo della sua Transalp 650 nera, diretto a Sremska Mitrovica con un carico speciale: una rosa rossa. Alessandro Arbitrio è uno dei ventimila italiani e italiane che, ogni anno, incontrano un partner o una partner extracomunitaria. La sua si chiama Tamara, è serba, e la rosa rossa, naturalmente, è per lei. "Userò la moto per raggiungere la mia compagna - spiega - perché è il mezzo che rappresenta meglio la condizione del nostro rapporto, sottoposto a intemperie burocratiche non meno fastidiose del vento e della pioggia".
La relazione tra Alessandro e Tamara è cominciata quattro anni fa. Il moto-tour dell'amore in programma per maggio segnerà il passaggio dal privato al pubblico di un'autentica guerra contro leggi e regolamenti che Arbitrio, 44 anni, dirigente d'azienda, da allora conduce con tutti i mezzi. E anche con un punto di vista originale: "Non sono un ingenuo, so come va il mondo. So benissimo che, in Italia, c'è intolleranza, e a volte razzismo, nei confronti degli extracomunitari. Il fatto su cui si riflette poco è che il razzismo riguarda anche dei cittadini italiani. Tutti quelli che hanno un rapporto sentimentale con cittadini non-UE. Siamo discriminati rispetto ai nostri connazionali. Cosa direbbe una coppia di italiani se fosse costretta a sposarsi?"
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Già, perché non appena potrà farlo (è in attesa della sentenza di divorzio) Alessandro sposerà Tamara. Ma senza entusiasmo: "Stiamo bene assieme, la nostra è una relazione forte, ma non sentiamo alcuna necessità di sposarci così in fretta visto che entrambi abbiamo alle spalle un matrimonio andato male. Alla fine, se le leggi non cambieranno, se non si darà un valore al fidanzamento, saremo costretti a farlo per poterci vedere come una coppia normale. E' paradossale: dobbiamo sperare che la battaglia degli omosessuali per il riconoscimento delle coppie di fatto vada a buon fine perché, crediamo, a quel punto si dovranno riconoscere anche le coppie eterosessuali di fatto formate da italiani ed extracomunitari. Questo in una società fondata sulla famiglia".

In questi quattro anni Alessandro Arbitrio, come tutti quelli nella sua condizione, ha combattuto innumerevoli battaglie nella guerra per Tamara. L'ultima qualche settimana fa, in un ufficio postale: "Sì - ammette - mi sono messo in fila all'alba per usufruire del cosiddetto 'decreto flussi'. Ho presentato la domanda per assumere Tamara come collaboratrice domestica. Un falso, ne sono perfettamente consapevole. Ma non ero il solo. Conosco un sacco di gente che ha assunto o sta tentando di assumere il proprio partner. E' difficile, io personalmente non ho grandi speranze".

Le altre battaglie hanno avuto come terreno gli uffici diplomatici italiani e di altri paesi dell'Unione europea: "Ogni volta che vuole venire in Italia, Tamara deve chiedere e ottenere il visto turistico che, quando va bene, ha una validità di novanta giorni l'anno. Come se non bastasse, le nostre autorità in Serbia fissano l'appuntamento per la richiesta del visto dopo mesi e non sempre il risultato è garantito. In passato ci ho litigato e la situazione si è fatta anche più difficile. Così, siccome grazie a Dio esiste Schengen, abbiamo chiesto il visto due volte all'ambasciata di Spagna, una volta alla norvegese, un'altra al Portogallo, due volte alla Germania. E questo, naturalmente, costa: sono migliaia di euro".

Arbitrio spera di non restare solo. Vorrebbe che il giorno della sua partenza (fisserà la data nelle prossime settimane e la renderà pubblica) in piazza del Popolo ci sia tanta gente a salutarlo. E magari che altri, come lui, decidano di superare i confini di Schengen con una rosa rossa tra le mani.

(2 aprile 2006)
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